Cinema
Liberate i pesci
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Informazioni

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia, soggetto: Cristina Comencini
Sceneggiatura: Cristina Comencini, con la collaborazione di Enzo Monteleone e Gennaro Nunziante
Fotografia: Roberto Forza
Scenografia: Paola Comencini
Costumi: Antonella Berardi
Montaggio: Jacopo Quadri
Musica: Alessio Vlad, Stefano Arnaldi
Italia, 2000
Durata: 90'

PERSONAGGI E INTERPRETI

Mara: Laura Morante
Sergio: Francesco Paolantoni
Michele Verrio: Michele Placido
Lunetta: Lunetta Savino
Emilio: Emilio Solfrizzi

In quel di Lecce, attorno alla messa in scena dell' "Aida" finanziata e voluta dal boss locale Michele Verrio, s'agitano diversi personaggi: Lunetta, impresario teatrale ed ex-soprano, amante del malavitoso; Sergio, fratello di quest'ultima, giornalista emigrato al Nord dopo aver visto saltare in aria la propria macchina per ordine di Verrio; Mara, già moglie di Sergio da cui ha avuto Sabina, una ragazza di 19 anni mandata a studiare negli USA; Emilio, secondo marito di Mara, concessionario d'auto entrato in relazione "economica" con Verrio per provvedere ai bisogni dei suoi cari.
Quando Sabina ritorna dagli States incinta di Giovanni, figlio di Michele Verrio, diviene inevitabile l'incontro-scontro fra due mondi, due realtà, due culture: salvo verificare, nel finale, che le distanze fra di esse risultano non essere poi così abissali, anzi esistono insospettabili affinità...
In questo suo ultimo lungometraggio, l'eclettica Francesca Comencini licenzia una ballata burlesca ed amarognola sul nostro Sud ed una sua primaria caratteristica; i legami, i vincoli che tutto e tutti uniscono, nuclei famigliari ed organizzazioni di malaffare, parenti e sgherri, paggi e scudieri.
Ben servita da un cast efficace ed affiatato (forse solo Michele Placido calca troppo la mano nella caratterizzazione del suo illetterato ras, rasentando il gigionismo), la regista dà vita con "Liberate i pesci" ad un film corale, mosso, atipico nell'ambito della nostra cinematografia più recente: che, tuttavia, non può dirsi pienamente riuscito, sospeso ed incerto com'è fra i registri della satira, del sarcasmo venefico, del dramma.
Ci sarebbe forse voluto lo sguardo d'un Germi, o almeno quello della Wertmüller d'antan: ciò non essendo possibile, ci si consenta su argomenti finitimi di preferir i veleni, il cinismo, il vetriolo del vecchio Monicelli in "Panni sporchi" (1999).