Informazioni
CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Roberto Benigni
Sceneggiatura: Vincenzo Cerami, Roberto Benigni
Fotografia: Dante Spinotti
Costumi e scenografia: Danilo Donati
Montaggio: Simona Paggi
Musica: Nicola Piovani
Prodotto da: Melampo Cinematografica
(Italia, 2002)
Durata: 105'
Distribuzione cinematografica: Medusa
PERSONAGGI E INTERPRETI
Pinocchio: Roberto Benigni
Fata Turchina: Nicoletta Braschi
Geppetto: Carlo Giuffrè
Lucignolo: Kim Rossi Stuart
Grillo Parlante: Peppe Barra
Medoro: Mino Bellei
Dopo il successo internazionale, di pubblico e critica, ottenuto da La vita è bella, era per Benigni difficile - forse impossibile - trovare un'idea altrettanto forte ed universale. Dev'essergli forse parso l'uovo di Colombo, il trarre spunto dal Pinocchio (1880) di Collodi: unico testo favolistico italiano ad esser conosciuto anche oltreoceano (attraverso il lungometraggio a disegni animati, bello ed infedele, realizzato dalla Disney nel 40), era nel DNA del Nostro da molto, dato che Fellini pensò di realizzarne a suo tempo una edizione con lui protagonista. Scomparso il Maestro, ecco questa versione ricca e festosa, colorata e vitale, messa in scena da Benigni stesso: con esiti diseguali giacché, diciamolo subito, sul versante registico egli seguita a mostrarsi cineasta dal fare incerto e discontinuo.
E', questo, il limite più palese d'una pellicola che si avvale di contributi tecnici straordinari (i costumi e le scenografie, tra il liberty ed il barocco, del compianto Danilo Donati, qui alla sua ultima fatica; la fotografia di Dante Spinotti, suggestiva come d'uso ed a volte meravigliosa), ove l'intero cast si rivela affiatato e funzionale: perfetto per gesti ed accenti il Geppetto di Giuffré, ottimo il Lucignolo ribelle di Kim Rossi Stuart, sublimi il Gatto e la Volpe antropomorfizzati dai Fichi d'India.
Quanto a Benigni, egli rende l'indole mercuriale di Pinocchio con una prestazione fondata sulla fisicità: corse, balzi, urla, scatti, giravolte sono il segno d'una caratterizzazione efficace e survoltata, frenetica e prensile. Fedele alla vicenda del libro, sfoltito soltanto nel numero dei personaggi (mancano, ad esempio, il Serpente, la Caprettina e le Faine ladre) ed in certi passaggi (non si insiste, per dirne una, sulla finale prepotenza di Geppetto), il film non possiede l'alta poesia della versione TV di Luigi Comencini né la portata culturale del lavoro sul palcoscenico di Carmelo Bene: è, tuttavia, una trasposizione accurata e degna d'un classico della nostra letteratura, che meritava d'essere riscoperto da un più vasto pubblico. E, chissà, potrebbe risultare gradito ai giurati dell'Academy, nella corsa per l'Oscar della stagione ventura.
F.T.