Informazioni
Ravenna, Mar - Museo d'Arte della città di Ravenna
dal 28 febbraio al 6 giugno 2010
Orari: fino al 31 marzo,lunedì - venerdì 9.00 - 18.00, sabato e domenica 9.00 - 19.00
dall’1 aprile lunedì - domenica 9.00 - 19.00; venerdì 9.00 - 21.00; tutti i mercoledì di maggio 9.00 - 21.00
aperture festive: Pasqua, Lunedì dell’Angelo, 25 aprile, 1° maggio, 2 giugno
Biglietti: intero euro 8, ridotto euro 6
Arte
I Preraffaelliti e il sogno del '400 italiano. Da Beato Angelico a Perugino, da Rossetti a Burne-Jones
L’adorazione degli inglesi per l’arte, la letteratura e la storia italiana non era una novità, al punto che Italia era diventata sinonimo di cultura, ma nel XIX secolo ad alimentare questa fiamma nei confronti della nostra penisola, si aggiunse l’adesione alla causa nazionale italiana. La cultura romantica aveva poi chiuso il cerchio, trasformando l’Italia in uno spazio immaginario in cui gli inglesi potevano dare libero sfogo a emozioni e desideri, e le narrazioni letterarie e storiche della penisola diedero adito a una confusione tra invenzione romantica e rigore filologico.
Furono queste le condizioni culturali in cui prese forma il sogno italiano dei Preraffaelliti inglesi.
Nel settembre del 1848, quando tre giovanissimi artisti, Dante Gabriele Rossetti, William Holman Hunt e John Everett Millais (tutti sui vent'anni), esasperati dalla routine accademica, dal formalismo senza spiritualità e da una pratica sterile che aveva il proprio canone in Raffaello, fondava la Confraternita dei Preraffaelliti.
Anima del gruppo era Dante Rossetti, nato a Londra nel 1828 dall’impetuoso Gabriele - abruzzese di Vasto, poeta e carbonaro - che, in seguito ai moti napoletani del 1820 era riparato prima a Malta e poi a Londra, dove era entrato nella schiera degli esuli illustri (che comprendeva Foscolo e Mazzini). Il giovane aveva ereditato dal padre l'amore per Dante, per la cultura italiana del medioevo e soprattutto tre tratti del carattere - la passione, la rivolta e il gusto del complotto - che ritornavano nella neonata confraternita dei Preraffaelliti concepita appunto come un’appassionata società segreta che doveva rivoluzionare l’arte e con questa la società, in antagonismo con la società e le ipocrisie vittoriane. Occorreva tornare all’età dell’innocenza che i Preraffaelliti identificavano con la grande civiltà italiana del Medioevo e del primo Rinascimento, precedente a Raffaello, sublime certo, ma troppo sofisticato nella sua ricerca di una superiore armonia. Personalità straordinarie come quelle di Giotto e Beato Angelico, Boccaccio e soprattutto Dante, che Ruskin definiva “uomo cardine della scena mondiale, capace di coniugare in perfetto equilibrio qualità creative, morali ed intellettive nella loro massima espressione”, sarebbero state fonti d'ispirazione a cui attingere per esorcizzare la modernità e combattere la corruzione, tornando alla verità divina racchiusa nel dato naturale. Al primo nucleo dei P.R.B, acronimo sibillino che doveva siglare ogni opera prodotta dagli aderenti alla setta, presto si unirono altri artisti ed intellettuali, dando vita ad uno dei più interessanti movimenti artistici del secondo Ottocento.
Una bella rassegna organizzata dal Museo d’Arte Città di Ravenna, in collaborazione con l' Ashmolean Museum di Oxford, ed allestita nella città romagnola, evoca il “sogno italiano” dei Preraffaelliti inglesi documentando compiutamente gli stretti legami del movimento con l’Italia. Oltre 150 opere - tra dipinti, incisioni, disegni e acquerelli - realizzano un illuminante confronto tra i Preraffaelliti e i Primitivi italiani che furono i loro modelli. Una selezione di disegni di John Ruskin, straordinari per originalità e raffinatezza esecutiva, testimoniano la sua centralità all’interno del movimento del quale il critico fu uno dei più convinti ed influenti difensori: celebri le sue lettere del 1851 al Times in cui si schierava con i Preraffaelliti. La mostra ravennate muove dagli autori e dalle opere che tanto suggestionarono i Preraffaelliti: sfilano quindi Beato Angelico con le tavole forlivesi della “Natività” e della “Preghiera nell’orto”, Taddeo di Bartolo con l’”Arcangelo Gabriele” e della “Vergine Annunciata”, Lorenzo Costa con il suo olio dedicato a“San Giovanni Evangelista”, l’”Adorazione dei pastori” di Perugino e gli affreschi del Camposanto di Pisa di Benozzo Gozzoli, conosciuti attaverso le incisioni di Carlo Lasinio. A raccontare il movimento, documentando passioni, glorie e bellezze d' Italia sono convocati oltre trenta artisti, noti e meno noti, che a vario titolo aderirono alla confraternita a cominciare dalle incursioni di Rossetti nel misterioso mondo di Dante, testimoniate dai celeberrimi “Paolo e Francesca da Rimini”, “Dante che disegna un angelo” e “Dantis Amor”. Ma non solo al divino poeta si ispirarono i Preraffaelliti. Così se il figlio del carbonaro dipinse una sontuosa “Amante di Fazio” rifacendosi all'opera di Fazio degli Uberti, Marie Stillman per il suo “Giardino Incantato” si addentrò nella sensualità di Boccaccio, mentre Millais con il suo “Cavaliere Errante” si avventurò nell’universo ariostesco. Anche la natura ebbe un posto di rilievo nella produzione del gruppo: paesaggi e architetture vennero rappresentati con colori vividi e brillanti e minuziosa cura dei dettagli a rivelare l’intima essenza, la verità divina racchiusa nel dato naturale. Di William Hunt la rassegna propone la serie di magnifici acquerelli toscani e il “Dolce far niente” di tizianesca memoria, di George Price Boyce una selezione di vedute veneziane, mentre di Giovanni Costa e dei suoi seguaci britannici, Leighton, Richmond e Howard sono esposte le toccanti rappresentazioni che questi diedero dell'Italia. Chiusura in bellezza sui cartoni e i disegni realizzati da Burne-Jones per gli affreschi della chiesa romana di San Paolo dentro le Mura, per la prima volta esposti al pubblico.
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