Informazioni
di Giuseppe Prezzolini
Rusconi Editore
1999
Libri
Per un pezzo aveva creduto che, d'inedito, Prezzolini non avesse lasciato nulla, perché così mi aveva lasciato credere suo figlio Giuliano. Quando alla fine mi mostrò qualche scampolo di questo nulla, mi arrabbiai. "Sei proprio figlio di tuo padre - gli dissi - che, a dargli retta, sarebbe l'autore più inedito d'Italia, tanto era sempre insoddisfatto di ciò che scriveva e restìo a pubblicarlo". "Ma se aveva lasciato questa roba nel cassetto - rispose lui - , vuol dire che...". "Vuol dire - lo interruppi - che siete entrambe dei Prezzolini, e che, quindi, il tuo dovere di figlio è quello di disobbedire a tuo padre, come lui aveva sempre disobbedito, e sia pure per tutt'altre ragioni, al suo".
Non mi illudo che siano stati anche questi miei rabbuffi a indurre Giuliano, dopo ben sedici anni di esitazioni, a dare il nullaosta alla pubblicazione di "questa roba", che io ritengo invece essenziale alla conoscenza di quel difficile uomo che fu suo padre. Lui ha voluto farmelo credere, scrivendomi nella lettera in cui mi dava l'annunzio di questa decisione, che nella sua mente questo "Vangelo del nulla" era dedicato a me perché sono quello che più somiglia a suo padre. Caratterialmente, può darsi, e non è precisamente una fortuna. Ma la verità è che di quella responsabilità voleva scaricarsi, addossandola almeno in parte a me, da buon Prezzolini mai convinto della bontà del prodotto, e degno figlio di un padre che impiegò - per cento anni - la maggior parte delle sue energie a considerarsi, e a farsi considerare, nella scala dei valori, culturali su un gradino molto più basso di quello che gli spettava... Prezzolini è stato uno dei pochissimi scrittori italiani da Journal (mi scuso, ma non posso dirlo che in francese perché sono stati e continuano a essere i francesi i cultori di questo genere letterario, che non è "Diario" né altro che abbia corrispettivo nel nostro vocabolario): una raccolta di flashes (altro termine intraducibile) che rende vano ogni tentativo di cercarne un filo conduttore. Anche una scelta secondo criteri d'importanza o di attualità è impossibile: ce ne sono di particolarmente illuminanti e preziosi anche a proposito di cose e vicende minime... Questo diario io non l'ho letto per trovarvi Prezzolini, ma per ritrovarvelo. E nessuno dei suoi precedenti scritti me lo aveva dato così completo. Fra l'altro vi ho trovato una cosa assolutamente inaspettata: una poesia. A ch'io sappia, non ne aveva mai scritte, anzi mi aveva sempre detto che condivideva l'opinione di Emilio Cecchi, il quale diceva (abbassando la voce) che la poesia è una mala azione in quanto espone il lettore a questo ricatto: "E se sono io che non la capisco?". Be', debbo dire che, dopo la lettura di questi versi, il dubbio mi rimane, anzi rafforzato. E sono sicuro che, se lui mi sentisse, non se ne avrebbe affatto a male.
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