Arte
Da Raffaello a Ceruti. Capolavori della pittura dalla collezione Tosio Martinengo
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Giacomo Ceruti detto il Pitocchetto: Donne che lavorano
Informazioni
Brescia, Pinacoteca Tosio Martinengo
fino al 4 settembre 2005
orari: da martedì a domenica dalle 9 alle 19
informazioni: tel.030-2977833/834
L’imponente mostra bresciana espone circa sessanta opere della collezione Tosio Martinengo. Si tratta di dipinti datati tra il XV e il XVIII secolo che compongono un corpus tra i più suggestivi di pittura antica in Italia.
La mostra, curata da Elena Lucchesi Ragni e Renata Stradiotti, è ospite delle sale di Palazzo Martinengo da Barco, sede della Pinacoteca Tosio Martinengo.
Molte tele riflettono il clima artistico della Brescia di fine Trecento e inizi del Quattrocento. Vi si ravvisano in modo evidente tratti mutuati da differenti compagini artistiche, dalle influenze provenienti dal mondo veneziano bizantino (nei polittici di "San Giovanni Battista" e "San Paolo e i due santi" di Paolo Veneziano), alle suggestioni grottesche, fino al filone "cortese" di matrice lombarda, (nel "San Giorgio e il drago" della seconda metà del XV secolo).
E’ Vincenzo Foppa ad allontanarsi nettamente dalla tradizione gotico-internazionale, pur mantenendo una forte attenzione al dato naturale. Di questo autore la rassegna espone la "Madonna con il Bambino fra i Santi Faustino e Giovita”, lo "Stendardo" e il “San Giovanni Battista e la Santa Apollonia”, degli anni 1514-1515.
Alla fine del XV secolo, le influenze della pittura d’oltralpe e della presenza in Lombardia di Bramante e Leonardo raggiungono Brescia grazie al cremasco Vincenzo Civerchio, di cui è visibile il polittico con "San Nicola da Tolentino, San Rocco e San Sebastiano".
Tra le altre opere degne di nota una "Natività" del 1540 e il "Ritratto di uomo con flauto" entrambi di Gerolamo Savoldo.
La lezione di Vincenzo Foppa viene accolta da due artisti bresciani: Gerolamo Romani detto il Romanino e Alessandro Bonvicino detto il Moretto: al primo appartengono una pala con la "Natività" e una "Cena in Emmaus", del Moretto sono la "Madonna col Bambino", "San Nicola di Bari e i discepoli del grammatico Rovelli. Tra i "ritratti" di autori bresciani si distingue il "Ritratto di magistrato"di Giovan Battista Moroni.
Fra le opere di scuola veneta cinquecentesca merita una segnalazione l’"Adorazione dei pastori" di Lorenzo Lotto. Straordinaria per numero e qualità la serie di opere di Giacomo Ceruti detto il Pitocchetto tra cui spiccano le celebri "Lavandaia", le "Donne che lavorano", l’"Incontro nel bosco".