Cinema
L'ora di religione
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L'ora di religione di Marco Bellocchio
Informazioni

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia, soggetto, sceneggiatura: Marco Bellocchio
Fotografia: Pasquale Mari
Scenografia: Marco Dentici
Costumi: Sergio Ballo
Musica: Riccardo Giagni
Montaggio: Francesca Calvelli
Prodotto da: Filmalbatros e Rai Cinema
Italia, 2002
Durata: 102 minuti
Distribuzione cinematografica: Istituto Luce

PERSONAGGI E INTERPRETI

Ernesto: Sergio Castellitto
Irene: Jacqueline Lustig
Diana: Chiara Conti
Zia Maria: Piera Degli Esposti
Leonardo: Alberto Mondini
Bulla: Toni Bertorelli

Affermato pittore ed illustratore di favole per bambini, Ernesto Picciafuoco riceve all'improvviso la visita del segretario d'un enigmatico cardinale, dal quale apprende che sua madre potrebbe diventare santa. E' l'inizio, misterioso ed inquietante, del più recente lungometraggio di Marco Bellocchio: l'irruzione dell'istituzione ecclesiastica nella vita del protagonista ricorda quella, ugualmente sinistra, della legge nell'esistenza di un famoso personaggio kafkiano, il Josef K. de "Il processo". Il prosieguo della vicenda, peraltro, pare preso di peso da certe angosciate pagine dello scrittore praghese: le traversie che capitano al Picciafuoco hanno palesi coloriture oniriche (è sfidato a duello per futili motivi; s'innamora di una donna che si fa passare per un'altra), mentre la possibile canonizzazione materna viene vissuta come un'occasione di arricchimento  dai propri congiunti, in perfetta comunione d'intenti... Non diremo nulla sullo scioglimento della storia, che ha quasi l'andamento - per usare le parole del regista medesimo - di "un giallo molto bizzarro": limitandoci a constatare come "L'ora di religione" sia uno tra i lavori più convincenti e limpidi, di raggiunta e serena maturità, licenziati dal cineasta piacentino. A trent'anni di distanza dal giovanile regolamento di conti con la religione di "Nel nome del padre" (1971), qui il Nostro trova accenti sommessi per spiegare il perché non possiamo non dirci laici: le istituzioni cardine dello stato borghese, Chiesa e Famiglia, vengono infine distanziate quali insiemi notevolmente ignobili coi quali ciascuno di noi ha i propri conti da regolare. Tra legami che si sfaldano (la separazione dalla moglie) e lacciuoli che ancora rinserrano (il sorriso della genitrice, non disconoscibile lascito), la speranza sta nel calore d'un amore nuovo, nella felicità di essere padre autorevole per coerenza anziché autoritario per ruolo: conclusioni controcorrente, espresse con misurata partecipazione e rese convincenti dall'eccelso cast, capitanato da un Castellitto in stato di grazia.

F.T.