Rinascimento
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Cento opere - Leonardo Salviati, Avvertimenti della lingua sopra 'l Decameron
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I due libri degli Avvertimenti della lingua sopra ‘l Decameron di Salviati furono pubblicati fra il 1584 e il 1586: il primo volume uscì a Venezia presso Domenico e Giovan Battista Guerra, il secondo, rimasto incompiuto, fu stampato a Firenze presso i Giunti: conseguente al lavoro di revisione sul testo del Decameron edito nel 1582 per il quale Salviati fu incaricato dal granduca Francesco I, quest'opera riflette il programma di recupero del fiorentino trecentesco, cui l'intero ambiente accademico della Firenze medicea intendeva richiamarsi. Gli Avvertimenti furono editi nuovamente a Venezia nel 1643 all'interno della raccolta degli Autori del ben parlare per secolari e religiosi. Una scelta degli Avvertimenti può essere letta oggi in Discussioni linguistiche del Cinquecento, a cura di Mario Pozzi, Torino, UTET, 1988. Per ritornare alla perfezione della lingua toscana del Trecento occorreva, secondo Salviati, procedere attraverso un paradigma imitativo che tenesse conto non solo degli autorevoli modelli trecenteschi, ma anche dell'apporto del linguaggio parlato: l'obiettivo del letterato fiorentino era, infatti, quello di definire un modello in cui fossero conciliate insieme la fiorentinità popolare con quella letteraria. Salviati era persuaso della perfezione naturale della lingua di Firenze: per questo, reputava importante volgere la sua attenzione di grammatico anche verso l'uso popolare e contemporaneo del fiorentino. Prevalente fu comunque la tesi arcaicizzante dell'eccellenza della lingua trecentesca: il programma conservatore relativo a un modello linguisticamente puro rivela, del resto, la profonda sintonia con le ambizioni politiche del granducato. Gli Avvertimenti furono redatti allo scopo di chiarire i criteri adottati nella "rassettatura" (cioè vera e propria censura sulla base delle indicazioni dell'Indice) del testo del Decameron: il primo volume è diviso in due parti, l'una, più breve, è dedicata alle modifiche apportate sul testo di Boccaccio, l'altra si presenta invece come un compendio di regole grammaticali e retoriche. All'opera è annessa una tavola dei libri trecenteschi presi in esame per la definizione di un canone non limitato a Dante, Petrarca, Boccaccio. Per Salviati, infatti, il Trecento ha un'importanza rilevante da un punto di vista linguistico, non soltanto per la presenza dei grandi scrittori, ma anche per tutta quell'ampia produzione letteraria e di carattere pratico cui si deve l'alto livello raggiunto dalla lingua fiorentina, in quello che può essere considerato un vero e proprio "secolo d'oro": "su le scritture adunque, che parte furono dello spazio di quei cento anni, delle predette regole il fondamento sarà da porre: e dove quelle ci abbandonino, parte dalle più lontane di quelle, se aver ne potremo, parte dalle più vicine, parte dall'odierno popolo procacceremo il restante". Furono questi assunti a dare vita al grande progetto del Vocabolario degli Accademici della Crusca (la prima edizione è del 1612), di cui il Salviati fu il principale ispiratore: la consapevolezza del valore della letteratura delle origini unita all'impegno per la difesa della fiorentinità costituiscono le radici culturali della compilazione del grande repertorio lessicografico ove furono fissate le regole per una corretta lingua toscana.

Paola Cosentino

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