Rinascimento
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Parole chiave - Ippolito d'Este cardinale
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Nacque a Ferrara nel 1479 e morì nella stessa città nel 1520. Quarto dei figli di Ercole I, è avviato con straordinaria rapidità alla carriera ecclesiastica: affidatario di un'abbazia a tre anni, titolare dell'arcivescovato ungherese di Esztergom a otto (grazie agli uffici di sua zia, Beatrice d'Aragona, moglie del re d'Ungheria Mattia Corvino), cardinale a quattordici, arcivescovo di Milano a diciotto. Dopo la morte del Corvino (1490) i suoi soggiorni ungheresi - cui si era sempre adattato malvolentieri - sono intervallati da vari rientri in Italia (nel 1494 assiste al passaggio attraverso il Ferrarese delle truppe di Carlo VIII, dirette a Napoli), finché ritorna stabilmente nel 1496, incalzato dalla peste, dopo aver ottenuto da papa Alessandro VI di scambiare il suo vescovato con quello di Eger (che non comportava l'obbligo di risiedervi). Nel dicembre del 1447 la sua prima visita a Roma - dove entra con un seguito di ben duecentocinquanta persone - è anche l'occasione per esibire la rilevante posizione finanziaria e politica degli Estensi e dei loro collegati Sforza e Aragonesi. Dalle imposte pagate nell'anno 1500 Ippolito risulterà del resto quinto per censo tra i cardinali dell'epoca. Il matrimonio del fratello Alfonso I con Lucrezia Borgia (1501), gli frutta la nomina ad arciprete di S. Pietro, importante anche perché gli dà il diritto di avere una residenza a Roma; ma dall'estate del 1502 i suoi rapporti con Alessandro VI si vanno guastando, condizionati come sono dall'accentuarsi della politica filofrancese del padre Ercole. Uscito di scena il papa Borgia, ottiene dal nuovo papa Pio III la nomina a vescovo di Ferrara, ma con il suo immediato successore, Giulio II della Rovere, le relazioni tornano ad essere difficili, e sempre a causa della persistente francofilia della casa d'Este. Negli anni che precedono la Lega di Cambrai (1508: tra gli associati vi è anche il nuovo duca di Ferrara, Alfonso I) Ippolito continua comunque a partecipare attivamente alle complicate evoluzioni del panorama politico, e, scoppiata la guerra contro Venezia, dà anche un suo rilevante contributo militare (nel maggio del 1509 riconquista i territori del Polesine rodigino che Ercole I era stato costretto a cedere ai Veneziani nel 1484, e nell'agosto prende parte con un suo contingente di uomini all'assedio di Padova ad opera delle truppe imperiali di Massimiliano I). Nel 1513 se ne torna in Ungheria, forse a motivo dei cattivi rapporti con Giulio II, ma dopo appena due mesi, morto il papa, rientra a Ferrara e si adopera attivamente con il nuovo pontefice, Leone X, affinché vengano reintegrate le perdite territoriali subìte dal ducato (insieme al mantenimento dei diritti di sfruttamento sulle miniere di sale di Comacchio). Nel 1517 Ippolito torna ancora una volta - e sarà l'ultima - nell'odiosamata Ungheria, probabilmente per il timore di perdere la sede vescovile di Eger dopo la scomparsa di re Ladislao I, l'anno precedente, e qui rimane, accompagnato come al solito da un numerosissimo seguito, fino al 1520, allorché rientra a Ferrara per morirvi, lasciando in eredità al fratello Alfonso un patrimonio stimato ben duecentomila ducati (questo suo ultimo viaggio pannonico è altresì noto per via delle ricadute esistenziali e letterarie che ebbe per Ludovico Ariosto, il quale, entrato a servizio del cardinale fin dal 1503, si rifiutò di accompagnarlo e del fatto diede poi una penetrante descrizione nella prima delle sue Satire). Il tradizionale ritratto del cardinale - smodatamente ambizioso e autoritario, poco colto e amante piuttosto di cacce e divertimenti - deve pur essere corretto dal ricordo - almeno - del rinnovamento edilizio che promosse nella sua prima sede vescovile di Estzergom (purtroppo interamente cancellato dal passaggio dei Turchi) e della protezione che concesse a un selezionato gruppo di umanisti (l'Equicola, poi membro di spicco nell'entourage mantovano della sorella Isabella, gli dedicò alcuni scritti latini e si spinse fino a considerarlo «gloria» del secolo) e musicisti.

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