di Enrico Brizzi e Lorenzo Marzaduri
Mondadori
pagg. 331
L. 26.000
Il titolo della presente noterella omaggia una vecchia canzone, ma qui Charles Trenet c'entra ben poco: vogliamo dire, i numi tutelari di "L'altro nome del rock" (Mondadori, pp.331, L.26.000) sono altri e più elettrici personaggi, i Led Zeppelin e gli Who, i Grateful Dead ed Eric Clapton, protagonisti della fase ultima d'una stagione probabilmente irripetibile.
Quasi commentati dalle note di costoro, scorrono - nel romanzo breve e negli otto racconti che compongono il libro - ricordi e storie d'un manipolo di individui sospesi sull'orlo d'una sconfitta che potrebbe divenire definitiva: a metterli su carta, provvedono Lorenzo Marzaduri - 45 anni, giallsta ironico e sopra le righe - ed Enrico Brizzi, classe 1974, autore di quel "Jack Frusciante è uscito dal gruppo" (1994) che rimane l'esordio più convincente del decennio appena trascorso.
Sin dall'inizio radunati da un prologo che unisce tutti, paggi e scudieri, in un'alba mesta e colorata di nostalgia, gli antieroi di queste pagine attraversano vicende finitime ed a volte comunicanti: la pena, il rimpianto struggente per occasioni perdute o scelte che potevano essere differenti, è il fil rouge che li accomuna. Così, nell'iniziale "Numbers and faces", l'ex-cantante di ska Raul s'appresta ad uno scorato addio coniugale carico di recriminazioni; in "Inalare, espirare", una coppia di fratelli uccide un chitarrista americano devoto alla musica satanica; in "Tremila metri", un giovane corridore vince una medaglia sui versi di "Cowgirl in the sand" per alla fine approdare ad una maturità velata di malinconia; in "Parlarsi dopo tutto quel tempo", un musicista ridotto a strimpellare nelle discoteche reincontra dopo anni la ragazza che amava...
Mossi con bravura da due demiurghi che hanno bene assimilato la lezione d'un Raymond Carver, i loser per caso o vocazione qui raffigurati sopravvivono al loro crepuscolo per il tramite d'uno stoicismo che assume il sembiante del ricordo: la voce straziata di Neil Young, una performance di Jimmy Page sono le armi con cui essi fronteggiano la mediocrità, il grigiore di esistenze sgualcite; il peso di certe notti - direbbe Ligabue - che sembrano non dover mai avere fine.
- Racconto di Natale di Dino Buzzati
- La favola di Natale di Giovanni Guareschi
- Quel Natale nella steppa di Mario Rigoni Stern
- Il robot di Natale e altri racconti di Sebastiano Vassalli
- Tu sei il male di Roberto Costantini
- Tolstoj-Leopardi. Il respiro dell'eternità
- La traccia dell’angelo di Stefano Benni
- de Céspedes - Romanzi
- Enzo Siciliano - Opere scelte
- America e altri amori di Mario Soldati

