Momenti del Cinema Italiano
Momenti del Cinema Italiano
Biografia di Gabriele Salvatores (Napoli, 1950)
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Gabriele Salvatore nasce a Napoli il 30 luglio 1950, ma si trasferisce, ancora adolescente, dalla città natale a Milano: qui, dopo essersi diplomato al liceo Beccaria, si iscrive all'Accademia del Piccolo Teatro. Nel 1972 è tra i fondatori del Teatro dell'Elfo, destinato a divenire una innovativa realtà del capoluogo lombardo: in esso si sperimentano nuove forme di spettacolo basate su una originale commistione di testi e musica, che risultano particolarmente gradite al pubblico giovanile. Proprio da uno di questi lavori nasce la sua prima regia cinematografica, "Sogno di una notte d'estate" (1983): ispirato a Shakespeare, il film è un azzardoso e affascinante ibrido di cinema, teatro, musica, danza, dalle cadenze di fiaba. Dopo un lustro di silenzio, Salvatores torna dietro la macchina da presa con "Kamikazen - Ultima notte a Milano" (1987): ispirato alla pièce "Comedians" di Trevor Griffith (già portata in palcoscenico dal Nostro), interpretato da vari comici della scena milanese, risulta frammentario ed alquanto deludente. Il successo arriva con "Marrakech Express" (1989; il titolo deriva da una delle canzoni eseguite a Woodstock, nel '69), ove - attraverso la vicenda d'un gruppo di persone che si reca in Marocco per salvare dal carcere un amico - vengono messi a fuoco gli elementi base della sua poetica: l'amicizia virile, il tema del viaggio come fuga, la solidarietà generazionale. In "Turné" (1990), storia d'un curioso triangolo amoroso dentro una modesta compagnia teatrale itinerante per l'Italia, l'equilibrio tra malinconia e sorriso trova un magico punto di fusione; ma è col più banale ed a tratti folkloristico "Mediterraneo" (1991) che il cineasta campano - inscenando un carosello di amori e piccole viltà ambientato in un'isoletta greca, durante la seconda guerra mondiale - ottiene notorietà internazionale, aggiudicandosi l'Oscar per il miglior film straniero. In seguito, egli cercherà - con esiti per lo più deludenti - di trovare vie inedite e di rompere i residui legami con la tradizione della commedia indigena: ma con "Puerto Escondido" (1992) torna straccamente sulla tematica della fuga, mentre in "Sud" (1993) affronta senza troppa convinzione discorsi esplicitamente politici. Il tiro viene poi alzato con "Nirvana" (1996), racconto fantascientifico di grandi ambizioni, viziato da cascami di comicità cabarettistica, e con "Denti" (2000), surreale adattamento del romanzo di Domenico Starnone con spunti non banali, ma infine irrisolto. Due anni più tardi dirige "Amnèsia" che lo riporta alle tematiche dei suoi primi film. Solo nel recente "Io non ho paura"(2003), egli sembra aver trovato la giusta alchimia: mettendo in immagini il bel libro di Niccolò Ammaniti, firma infatti un atipico "giallo" che è pure efficace ritratto del meridione nostrano negli anni '70, pel tramite d'una storia di bimbi raccontata con tenera crudeltà. Il nostro azzecca i toni pure nel successivo "Quo vadis, Baby?" (2005), ancora una felice variazione sui toni del "giallo", sulla scorta di un bel romanzo di Grazia Verasani: benissimo diretti gli attori, a cominciare da un'inedita Angela Baraldi nel ruolo della investigatrice protagonista. "Come Dio comanda" (2008) di nuovo ispirato dalle pagine di Ammaniti, segna la chiusura di una trilogia sulla confusione ed il malessere dell’Italia odierna, colta attraverso volti ed in luoghi in qualche modo marginali. Tratto da un testo teatrale di Alessandro Genovesi è il successivo "Happy Family", (2010) vi si narra, con modalità che scherzosamente si rifanno al Pirandello dei "Sei personaggi in cerca d’autore", di due famiglie che s’incrociano a partir dal desiderio dei figli sedicenni, tenacemente decisi a sposarsi.
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