Informazioni
Roma, Chiostro del Bramantedal 24 marzo all'11 giugno 2006 orari: tutti i giorni ore 10-20 - Sabato ore 10-24 - Domenica ore 10-21.30 - Lunedì chiuso biglietti: Intero euro 9 - Ridotto (martedì e mercoledì per tutti) euro 7informazioni: tel. 06/68809035
"Noi viviamo nei sensi, oltre i sensi sta il buio insondabile, e l'arte che raffigura i sensi è la migliore esortatrice della vita, la fa tollerare ed amare. Per dirla con una modernissima frase, l'Arte rende la vita degna di essere vissuta".Così Giulio Aristide Sartorio, nel 1922, nel suo libro "Flores et Humus. Conversazioni d'arte". E davvero l'Arte permeò di bellezza e significati la vita del pittore romano, che ad essa affidò i suoi vagheggiamenti etici ed estetici, l'ansia di ricostruzione della storia italica, l'aspirazione alla trascendenza, la serenità per il sostegno degli affetti familiari. Figura complessa e paradigmatica del panorama artistico-sociale dell'Italia di fine Ottocento ed inizio Novecento, con la sua singolare esuberanza pittorica e intellettuale Sartorio ha mirabilmente rappresentato un particolare momento artistico del nostro Paese, sospeso fra l'aspirazione al rinnovamento di una gloriosa e secolare tradizione e lo slancio verso la modernità e le sue più originali manifestazioni. Il Dart-Chiostro del Bramante, che da diversi anni si muove nella direzione della riscoperta d'artisti ingiustamente sottovalutati o, peggio, dimenticati da una critica inconsapevole o faziosa, dedica a questo raffinato pittore un'importante mostra antologica, nel tentativo di riaffermare la posizione d'assoluta preminenza che già in vita gli fu riconosciuta e che nel contesto storico-artistico del primo Novecento ha dovuto competere con la straripante forza d'urto comunicativa delle avanguardie. Curata da Renato Miracco, in collaborazione con un illustre comitato scientifico internazionale, l'esposizione ricostruisce l'itinerario pittorico di Sartorio - tra approdi simbolisti ed adesioni preraffaellite, fino ad un antesignano uso dei nuovi mezzi di riproduzione del reale quali la fotografia e il cinema - attraverso circa centocinquanta tra dipinti, carboncini, disegni e progetti per opere monumentali di grande formato, come il fregio decorativo dell'aula della Camera dei Deputati in Montecitorio, in cui si celebra la storia d'Italia dall'età comunale ai fasti risorgimentali. Tra le opere in mostra, i suoi capolavori: da "Malaria" (1882) a "I figli di Caino" - premiata all'Esposizione Universale di Parigi del 1889 -, fino al celebre dittico "La Gorgone e gli eroi" e "Diana di Efeso e gli schiavi" - acquistato dallo Stato italiano nel 1899 -, e al suggestivo "Pico re del Lazio e Circe di Tessaglia" (1904), in un crescendo di virtuosismo pittorico, inquietudini intellettuali e nobili idealità.