Libri
America e altri amori di Mario Soldati
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Mario Soldati, America e altri amori, copertina del libro
Informazioni
Mondadori, collana Meridiani
pp.1816, € 60
“La realtà, da sola, non sembra neppure misteriosa. E’ ottusa, smorta, inespressiva. Soltanto l’immaginazione ci può accostare alle segrete verità che abbiamo mostrato. (...) La vita delle formiche e delle api, si può studiare. Quella dell’uomo si può soltanto immaginare”. Dette parole di Mario Soldati - contenute in un suo soggetto non realizzato, “4000 donne” - ritraggono come meglio non si potrebbe l’arte sua: e compaiono nel terzo tomo dei Meridiani Mondadori (“America e altri amori”, pp.1816, € 60), giunto a completare il ciclo di opere soldatiane dopo i precedenti, dedicati, rispettivamente, ai “Romanzi” e “Romanzi brevi e racconti”. Codesto pannello conclusivo - esemplarmente curato, come gli altri, da Bruno Falcetto - è un’esaustiva antologia. Nella prima parte trovano posto il celebrato “America primo amore” (1935), “Un viaggio a Lourdes” (1943; lavoro invero singolare, dove si mescolano il reportage ed il pamphlet in maniera magistrale), “Fuga in Italia” (1947, ambientato nel corso dell'occupazione tedesca), articoli estratti dalle raccolte “Fuori” (un resoconto di viaggi fatti nel corso dei ‘60 tra la Grecia e la Libia, l’Italia e l’Unione Sovietica), “Vino al vino”, “Addio diletta Amelia” e “L'avventura in Valtellina”. La seconda sezione invece riunisce, seguendo una suddivisione per temi (Società, Letteratura, Arti figurative, Musica, Cinema, Tv, Teatro) sia pagine diaristiche, sia saggi e recensioni. Infine, oltre alla produzione poetica e di canzoni, è presente una selezione di copioni teatrali - tra cui un curioso inedito giovanile, “Nerone” - e di soggetti per il cinematografo non realizzati (ad esempio “Stelio”, più il citato “4000 donne”). Ma, ovviamente, il nucleo fondante del libro risiede in “America primo amore”, in cui il nostro, giovane borsista universitario, arriva nel 1929 negli Stati Uniti, lasciandosi dietro la dittatura fascista: per trovarvi la Grande Depressione ed il crollo di Wall Street, ma pure il cinema sonoro allora tutto un baluginio e la New York, ruggente e struggente, tra il Cotton Club e Francis Scott Fitzgerald. Abbastanza, insomma, da infonder nel fresco visitatore una sensazione di speranza, di palingenesi. Giunto nella metropoli per insegnare, grazie ad una borsa di studio, alla Columbia University, Soldati s’immerge nella sconosciuta realtà con tutto il suo entusiasmo, frastornato da impressioni che si succedono rapide, guizzanti, quasi “come in un delirio”. Tuttavia, trascorso un periodo iniziale, quanto allo scrittore era sembrato “un mondo meraviglioso e beato” presto scolora, lasciando il posto al tedio, alla disilussione. E se, da un lato, egli può sostenere “nel subway ho conosciuto e iniziato ad amare l’America”, dall’altro l’esistenza degli emigranti italiani gli appare squallida, vieppiù in un contesto così ferocemente omologante. Al di là dei contenuti, ciò che tuttora di “America primo amore” risulta sorprendentemente attuale è lo stile, a metà fra il cronachistico e il satirico, con un uso del materiale narrativo fortemente innervato di indagine psicologica.

Francesco Troiano