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Natale in casa Cupiello
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Natale in casa Cupiello
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commedia in tre atti di Eduardo De Filippo, 1931-34
Come ogni Natale, Luca Cupiello prepara il Presepe, tra l'indifferenza della moglie Concetta ed il disinteresse del figlio Tommasino, il quale per dispetto continua ad affermare che a lui il Presepe non piace. L'altra figlia, Ninuccia, ha invece - con sgomento della madre - una relazione adulterina col giovane Vittorio; per errore, Luca consegna una missiva destinata a quest'ultimo al proprio genero. Durante il pranzo natalizio, cui a causa di un malinteso è stato invitato pure Vittorio, i due uomini si affrontano; ne nasce un parapiglia, nel quale Luca - nel tentativo di far cessare la zuffa - ha un collasso. Con i cari intorno al letto, moribondo, dopo un delirio in cui affiorano confusi ricordi dal passato, Luca scambia Vittorio - venuto a domandargli perdono - per il genero ed unisce la sua mano con quella di Ninuccia. Dopo, si spegne serenamente: le sue ultime parole sono per i presepi, grandi e piccoli, che affollano la sua mente. Natale in casa Cupiello nasce nel 1931 come atto unico (quello che, oggi, è il secondo), avendo quale tema un pranzo natalizio nel quale irrompe il dramma della gelosia. Accolto da un enorme quanto immediato successo, l'anno successivo il dramma guadagna un primo atto, dove vengono meglio introdotti e delineati i personaggi, e nel 1934 un terzo, dalla forte caratterizzazione drammatica: un "parto trigemino con una gravidanza di quattro anni", ebbe a definirlo l'autore. "Natale in casa Cupiello" è, assieme a "Napoli milionaria" (1945) e "Filumena Marturano" (1946), probabilmente il lavoro più conosciuto ed universalmente apprezzato di Eduardo De Filippo. Inizialmente giudicato dalla critica poco più che una commedia crepuscolare, con imprestiti dal teatro napoletano postdigiacomiano (quello, per intenderci, dei Bovio e dei Murolo), esso è andato nel tempo affermandosi come una delle espressioni più significative del nostro '900 letterario: semmai il testo è fra i più vicini al teatro di Pirandello, dato che ciascuno dei personaggi, sotto una patina di forzosa leggerezza, è prigioniero della propria parte e delle proprie ossessioni, a cominciare da quella di Luca - apparentemente la più innocente, pur se De Filippo ebbe a precisare nel '77: "egli è vittima perché si è prestato a un giuoco di illusioni infantili. Il presepe che costruisce è una specie di droga, che paralizza la fantasia e distoglie dalla realtà del vivere quotidiano". L'impercettibilità attraverso la quale Eduardo riesce a passare dai territori del verosimile a quelli del simbolico, unita alla capacità unica di mescolare sorrisi e dolore, sono dimostrazione del suo inimitabile magistero, e fanno di "Natale in casa Cupiello" un'opera pressoché acronotopica, valida in ogni tempo ed ogni luogo per l'universalità dei sentimenti che è in grado di esprimere. Francesco Troiano