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Triora la valle delle streghe
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Sta per concludersi l'estate del 1587. Il raccolto è scarsissimo: fame e carestia stringono Triora, borgo in provincia di Imperia, nella morsa della disperazione. Influssi malefici si sono abbattuti sul paese e la loro origine è la Cabotina, un fatiscente casolare, che oggi rappresenta una località isolata e silenziosa, ma dove in quell'anno un gruppo di donne ambigue e pericolose è solito riunirsi per consumare i propri sortilegi.  La popolazione si ribella. Il Consiglio degli Anziani è costretto ad intervenire con processi ed interrogatori (torture, confessioni estorte) che si protraggono fino all'anno successivo, segnando definitivamente Triora come il regno delle streghe. Anche gli Inquisitori vengono chiamati in veste ufficiale per porre fine alla persecuzione abbattutasi sulla città: "Sono hora mesi tre in circa che a suggestione di qualche particulare di questo luocho, si è datto principio a danno, risico e rovina del'honore vitte e facultà di questo populo deditissimo di V.S. Serenissime ad inquisire se qui fusse streghe, e acciò procurare è stato il medesimo populo facile sendole da essi datto d'intendere che molte carestie da doi o tre anni in qua...siano seguite auctori simili streghe (13 Gennaio 1588)". Una volta esaurito il loro ufficio gli Inquisitori lasciano il paese nel 1589.  Ma sembra che una trentina di donne sia stata effettivamente condannata al rogo, anche se non ci sono testimonianze che attestino la loro morte. È certo che alcune non sopportarono le torture ed altre morirono di stenti nelle prigioni di Genova.
Triora, capoluogo dell'Alta Valle Argentina in provincia di Imperia è un borgo che ha saputo conservare intatto il prestigioso passato culturale dell'entroterra ligure. La bellezza dello spazio naturale che l'accoglie, dovuto ad una flora rigogliosa e per certe specie rara e alla fauna tipicamente montana, hanno reso nel tempo Triora una località tra le più frequentate. Recentemente a Triora è stato aperto il Museo Etnografico, l'unico in Italia a dedicare una sezione ricca di documenti ad un tema inquietante come la stregoneria, che nel XVI secolo rappresenta un aspetto fondamentale della vita popolare, sociale e religiosa del luogo. Al panico controllabile dovuto alle dicerie la "caccia alle streghe" diventa nel Cinquecento una questione politica. Le donne del paese provano per un periodo a combattere le "bàugie" appendendo al collo dei loro figlioletti teste d'aglio come antidoto o esponendo alla finestra delle scope di saggina per tenerle lontane. Ai processi allora seguono gli arresti e a questi le torture, descritte in una fitta documentazione in cui si riportano le confessioni e le suppliche dello sfortunato gruppo di donne, tutte accomunate da un elemento ricorrente che è la rasatura dei capelli: la tradizione medievale sosteneva infatti che Satana proteggeva i propri proseliti dal dolore finché questi conservavano i capelli. Nelle sale del Museo dedicate alla stregoneria si respira un'aria permeata di sensazioni contrastanti: la curiosità, il timore, il mistero del soprannaturale. L'antro più buio del piano inferiore fa da sfondo ad una strega torturata con il cavalletto; le salette attigue contribuiscono ad aumentare lo sgomento dei visitatori con documenti trascritti, stampe e fotografie. Atmosfera più distesa nelle botteghe del borgo: "La grande foresta" in cui troneggiano fate, gnomi, folletti e streghe in terracotta, "Prodotti tipici della strega" con l'olio "scacciabàugie", il filtro delle streghe, il latte di lumaca (a base di latte ed erbe aromatiche), ma anche deliziose marmellate ai frutti di bosco, miele e croccanti.