Biografie
Biografia di Roberto Vecchioni
(1943)
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La carriera di Roberto Vecchioni (Carate Brianza, Milano, 25 maggio 1943) è lunghissima, piena di dischi, di premi, di risultati consistenti, ma segnata anche da incomprensioni e difficoltà. Comincia negli anni Sessanta quando studia all'università, si esibisce nei cabaret, e intanto scrive versi per Zanicchi, Vanoni, Cinquetti e Nuovi Angeli. La frequentazione con la "canzonetta" non gli impedisce di laurearsi alla Cattolica di Milano e di dedicarsi all'insegnamento nei licei classici. La pubblicazione del suo primo album da cantautore ("Parabola") è del 1971, ma passa inosservato, come il secondo, "Saldi di fine stagione", che pubblica l'anno dopo. Nel 1973 si convince a tentare il tutto per tutto. Si presenta al Festival di Sanremo ("L'uomo che si gioca il cielo a dadi") e si piazza ottavo, ma il pubblico comincia ad apprezzarlo. Nel 1974 realizza "Il re non si diverte", album che incuriosisce soprattutto gli addetti ai lavori. Comincia in questo periodo la frequentazione del prestigioso Premio Tenco, di cui diventa "supporter fisso". Nel 1975 incide l'album "Ipertensione", dove autobiografia, "vis polemica" e riferimenti letterari si mescolano in una miscela che diventa la sua sigla di autore. L'anno dopo è la volta di "Elisir", dove i riferimenti culturali ("A.R." e "Velasquez"), lasciano spazio al dialogo con i colleghi ("Canzone per Francesco", dedicata a Guccini). Il primo grande successo arriva nel 1977 con "Samarcanda". L'album, come la canzone che gli dà il titolo, è una metafora poetica del destino dell'uomo, ma passa anche attraverso le sue vicende personali ("Canzone per Sergio", "Due giornate fiorentine" e "L'ultimo spettacolo"). Intanto affina anche gli aspetti musicali, circondandosi di musicisti prestigiosi come Lucio Fabbri, Mauro Paoluzzi e Walter Calloni. Nel 1978 pubblica "Calabuig, Stranamore e altri incidenti", pieno di metafore letterarie, ma l'anno dopo, con l'album "Robinson", riprendono corpo nelle sue canzoni soprattutto gli aspetti autobiografici: due infelici vicende giudiziarie (l'accusa di aver offerto uno "spinello" a un ragazzo durante un concerto, risultata poi infondata, e la causa con la vecchia casa discografica) sono riecheggiate in "Signor giudice" e "Lettera da Marsala". Nel 1980 in effetti la vertenza discografica si risolve, ma con un curioso éscamotage: il nuovo disco, "Montecristo" (un ottimo album, con partecipazioni estemporanee di Dalla, Venditti e Finardi), viene pubblicato dalle due etichette insieme. Nel 1982 è la volta dell'album "Hollywood Hollywood", dove la metafora della vita è incentrata più sul cinema che sulla letteratura (tra le canzoni, "Ricetta di donna", già incisa da Ornella Vanoni). Nel 1985 pubblica un doppio album, "Il grande sogno" (con copertina disegnata da Andrea Pazienza), un progetto che si completa con un libro di poesie, racconti e testi di canzoni e un video girato dallo stesso Vecchioni negli Stati Uniti. Nel 1985, pubblica "Bei tempi" e nel 1986 "Ippopotami", che porta in tour con un'orchestra swing. Per ritrovare il grande successo dobbiamo arrivare al 1989, anno di "Milady", che è una confessione "spudorata" dei suoi sentimenti più segreti. Successivamente incide: nel 1991 "Per amore mio"; nel 1992 "Camper", con il quale vince il Festivalbar; "Blumùn" nel 1993; "Il cielo capovolto" nel 1995; e "Studio Collection" nel 1998. Nel campo letterario, oltre a "Il grande sogno", ha pubblicato nel 1996, la raccolta di racconti "Viaggi del tempo immobile" e nel 2000 il suo primo romanzo "Le parole non le portano le cicogne" (Einaudi).Nel 2002 esce "Il lanciatore di coltelli", un album musicalmente ricco e variegato, che risulta estremamente piacevole all'ascolto. Di grande suggestione ed eleganza, anche l'album "Rotary club of Malindi", uscito nel 2004.