Cinema
Brucio nel vento
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Tobias Horvath vive in Svizzera da dieci anni, lavorando in una fabbrica di orologi. Nato in uno sperduto villaggio dell'est europeo da una donna pubblica, egli ne è fuggito ancora ragazzino, dopo aver accoltellato l'uomo che si rivelò esser suo padre. Mutata identità e paese, egli trascorre un'esistenza popolata da incubi e visioni: ben poco lo aiutano le premure di Yolande e le serate assieme ai propri connazionali.
Il ricordo di Line - la sua compagna di banco, figlia del suo medesimo genitore - lo ossessiona: sino a che un giorno ella ricompare, coniugata e con una bimba di pochi mesi...
Ad un anno di distanza dalla fortunata incursione nella commedia di "Pane e tulipani", Silvio Soldini torna a tematiche ed atmosfere che gli sono più proprie: nella fattispecie, assieme a Doriana Leondeff adatta per lo schermo il romanzo di Agota Kristof "Hier", ad esso restando sostanzialmente fedele nella struttura fatto salvo il finale (che, inopinatamente lieto, risulta di certo la cosa meno convincente della pellicola).
Nell'inscenare questa storia di ordinaria desolazione che attinge al sublime negli spasmi della passione, il cineasta milanese rinnova il magistero di "Un'anima divisa in due" (1993): straordinaria, in particolare, è la sua bravura nella descrizione dei tempi del lavoro, con la sveglia alle cinque, le abluzioni di rito, l'autobus quotidiano, i ritmi della fabbrica.
La storia d'amore scompagina un po' la geometrica precisione del racconto, pur se non mancano pagine francamente belle; nello scioglimento narrativo, s'è detto, Soldini incappa in un autentico infortunio, che tuttavia poco inficia la felice riuscita dell'opera.