Nel corso del Rinascimento la città di Trento è uno straordinario crocevia artistico: i più illuminati Principi Vescovi che si alternano alla sua direzione per otto secoli le conferiscono l'inconfondibile impronta rinascimentale. Nella città convergono pittori quali Dosso Dossi e scultori come Alessio Longhi e Vincenzo e Girolamo Grandi. Vittoria entra precocemente in contatto con molte di queste personalità, anche se a soli diciotto anni si trasferisce a Venezia, nell'entourage dello scultore ed architetto Jacopo Sansovino (1486-1570). È grazie a questi che Vittoria realizza imprese di grande prestigio: la decorazione dell'ingresso e della volta dello scalone della Libreria Marciana e quella della Scala d'Oro nel Palazzo Ducale. Vittoria diventa in breve tempo anche un esperto collezionatore, consapevole che insieme all'indubbio prestigio proprio delle grandi opere, può trarne una importante lezione: Parmigianino, Michelangelo, Schiavone, Palma e Bassano, sono alcuni dei nomi cui si rivolge. Dopo un'intensa collaborazione con Andrea Palladio a Villa Pisani, per cui esegue le "Quattro Stagioni", e con Paolo Veronese, nel 1560 gli viene affidata la decorazione della Cappella Grimani a San Sebastiano. A Venezia nel dibattito sulla superiorità fra scultura e pittura la supremazia spetta alla prima. Vittoria si inserisce nell'annosa questione sia con opere di esplicito ossequio (come nella Pala Fugger), sia in termini di assoluta autonomia (come nella serie di busti presente anche in mostra). Altro aspetto fondamentale della sua produzione, nonché di quella artistica veneta del Cinquecento, è rappresentato dai piccoli busti da collezione che costituivano l'arredo di studioli e di camere private.